FUORI REPERTORIO


LA SINDROME DI MÜNCHHAUSEN


una Produzione Fondazione Aida di Verona e Bologna Baby Bofè Festival

Scritto da Lorenzo Bassotto
liberamente ispirato a "Le avventure del Barone di Münchhausen" di R.E.Raspe  e A.Bürger
con Lorenzo Bassotto, Roberto Macchi e Marco Zoppello
scene di Lorenzo Bassotto, disegni di Umberto Zamboni, costruzione in cartone di Massimo Marchiori, costruzioni in legno Guglielmo Avesani
musiche di Johann Sebastian Bach suonate dal vivo da Pina Coni
Tecnico audio luci Matteo Pozzobon, audio musicale Alex Renzetti
Regia di Lorenzo Bassotto

PRIMA NAZIONALE DOMENICA 3MARZO 2013 ORE 11:00  E ORE 16:00 TEATRO ANTONIANO BOLOGNA

BREVE BIOGRAFIA

Il Barone di Münchhausen è un personaggio realmente esistito. Era uno dei paggi di Antonio Ulrico II, duca di Brunswick-Lüneburg, e si trasferì col suo datore di lavoro in Russia. Venne nominato luogotenente in seconda della cavalleria russa nel 1739 e partecipò a due campagne contro l'Impero ottomano nel 1740 e 1741. Nel 1750 venne nominato capitano di cavalleria. Dopo il pensionamento, visse con la moglie nella sua tenuta in Bodenwerder fino a che lei morì nel 1790. Qui acquistò una grande reputazione per i suoi racconti divertenti ed esagerati e la sua fama si spinse ben oltre i confini patri. Le storie su Münchhausen furono collezionate e pubblicate da un autore anonimo nel 1781. Una versione in inglese venne pubblicata a Londra nel 1785 da Rudolf Erich Raspe, come Baron Munchhausen's Narrative of his Marvellous Travels and Campaigns in Russia, chiamato anche The Surprising Adventures of Baron Munchhausen.
Nel 1786, Gottfried August Bürger tradusse le storie di Raspe in tedesco e le estese. Le pubblicò sotto il nome Wunderbare Reisen zu Wasser und zu Lande: Feldzüge und lustige Abenteuer des Freiherrn von Münchhausen ("Viaggi meravigliosi su terra e mare: le campagne militari e le avventure comiche del Barone di Münchhausen"). La versione di Bürger è quella più conosciuta e letterariamente più elaborata, considerata dalla maggior parte degli studiosi la più interessante. Il Barone Morì nel 1797.

DA DOVE NASCE LO SPETTACOLO

La sindrome di Münchhausen è un disturbo psicologico che spinge l'individuo a curarsi per una malattia che in realtà non esiste, o che è stata deliberatamente indotta dallo stesso paziente, al fine di ottenere le cure mediche. Chi è affetto da questa malattia quindi cerca l’attenzione e le cure dei medici inventandosi malattie inesistenti.

Da questa sindrome nasce il titolo e l’idea per la messa in scena. «La sindrome di Münchhausen» parte non necessariamente dalla malattia vera e propria ma dalla fantasia del suo "genitore". In vita il Barone vide pubblicate, e con enorme successo, le sue avventure assolutamente incredibili e le notizie ci dicono che fino a quando visse cercò in tutte le maniere di non apparire come il più gran racconta frottole della storia. Cercò invano di fermare la pubblicazione dei volumi - per nostra fortuna senza successo - e morì senza immaginare quanto il suo nome sarebbe diventato famoso grazie a questi racconti. In una versione televisiva russa scritta negli anni ’70 da Gregory Gorin, il Barone cerca continuamente di far capire che le sue avventure sono assolute verità e per tali vanno accettate."Vorrei che finalmente si capisse, che Münchhausen divenne famoso non perché volò sulla luna oppure no, ma perché non mentì mai!".
Partiremo da questo desiderio, da questa incontrollabile spinta a farsi credere, ad essere accettato anche se racconta cose incredibili. Non per niente la malattia ha preso il suo nome, proprio per questo cosciente impulso ad essere creduto. La differenza con l’ipocondria è abissale. Un ipocondriaco è convinto di essere ammalato, mentre chi ha la sindrome di Münchhausen sa di essere sano ma si finge malato per ricevere cure e attenzione. Questo essere coscienti della propria situazione e fingerne un’altra è, se ci pensiamo, lo stesso meccanismo messo in atto dagli attori che fanno vivere un personaggio sulla scena. Un’altra bellissima frase del Barone di Gorin dice "Un volto serio non è un'indicazione di intelletto. Tutte le cose stupide del mondo sono fatte esattamente con questa espressione. Sorridete, signori, sorridete!". Qualche sempliciotto potrebbe pontificare «il sorriso della pazzia», che si bea delle sue grandiosità incredibili. Il Barone gioca invece con il sorriso vero, non con lo sghignazzo incontrollato, il sorriso di complicità tra chi racconta e chi ascolta. Il gioco della sospensione delle regole della fisica e di quelle che governano il mondo, proprio come avviene in tante belle storie. "Nessuna storia è falsa finché qualcuno ci crede" dice Paul Auster e quando si entra a teatro la verità lascia il posto alla fantasia. Il teatro è fatto anche di questo e il Barone, senza saperlo era un grande uomo di teatro. C’è quindi nel Barone la continua e insanabile predisposizione al buon umore, alla risata liberatoria, che stempera qualsiasi tensione e soprattutto qualsiasi incredulità.

L'AZIONE

Siamo in ospedale. Tre pazienti sono distesi nei loro letti. Dopo la visita giornaliera, nella quale si lamentano di innumerevoli dolori, difficoltà a camminare, a mangiare, a dormire, a respirare eccetera eccetera, aspettano che anche l’ultima infermiera sia uscita dalla stanza per mettersi tranquillamente a passeggiare e divertirsi in questa "vacanza" dalle preoccupazioni della vita e del lavoro. Sanno benissimo di non aver niente ma tutti e tre scoprono di aver finto malanni per prendersi una pausa dalle famiglie asfissianti e dai datori di lavoro tiranni e poter finalmente essere oggetto di attenzione e cure. Nella vita di tutti i giorni, nessuno li ascolta, nessuno gli crede, si sentono noiosamente snobbati. La complicità tra di loro scatta immediatamente e ogni momento passato in quella stanza diventerà un’esperienza che gli cambierà la vita. Scoprono che forse l’unica malattia che li affligge si chiama «Sindrome di Münchhausen». Riescono a procurarsi un libro con le avventure del Barone e come lo scopritore di una mappa si mette alla ricerca del possibile tesoro, i nostri protagonisti giocano a rivivere le avventure del Barone, contenti di tornare bambini e fantasticare spensieratamente. Durante il loro viaggio, tra lenzuola che diventano vele, letti che si trasformano in navi e campi di battaglia, finestre che colorandosi creano la corte del gran sultano dei turchi, vivono esperienze fantastiche che li porterà a comprendere quanto sia importante e coraggioso vivere una vita normale. Quanto il loro rintanarsi e nascondersi dalle responsabilità sia vile e soprattutto poco eroico. A loro sembrava di vivere una vita noiosa, ripetitiva e per niente importante. Grazie al Barone, con il sorriso sulle labbra, scoprono quanto ogni individuo sia speciale per se e per gli altri. Scoprono che per essere ascoltati bisogna iniziare a raccontare e decidono di tornare dalle loro famiglie più sicuri e pronti a "combattere" la noia con una storia ed un sorriso.

LA SCENA

La scenografia sarà costituita solamente da cartone. Questo materiale apparentemente povero, in realtà nasconde grandissima duttilità e una insospettata solidità. La tecnologia moderna ci permetterà di creare dei Pop-up fuori misura, delle vere e proprie scene tridimensionali nate dall’apertura di una pagina. La resistenza di alcuni tipi di cartone ci permetterà di fare in modo che queste meravigliose opere di ingegneria libraria abbandonino le loro dimensioni abituali per raggiungere altezze inaspettate. Questi "libri-letto" aperti di volta in volta sulla scena, daranno così la possibilità agli attori di giocare con delle situazioni che appaiono e scompaiono nel girare una grossa pagina. La magia di queste apparizioni ben si adatta allo stile settecentesco del Barone che si ritroverà immerso in scene tipiche dei teatrini barocchi con sorprese e macchinerie adatti ad ogni avventura.

Lorenzo Bassotto

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